
Sono passati ventuno anni da quel 13 aprile del 2000, quando Giorgio Bassani morì a Roma dopo la lunga malattia che aveva caratterizzato i suoi ultimi anni di vita. Un’esistenza, quella dello scrittore ferrarese, sempre all’insegna dell’impegno intellettuale, sociale, civile e politico sin dalla giovanissima età.
Nato a Bologna e poi cresciuto a Ferrara, visse l’orrore delle leggi razziali e della guerra militando nei gruppi anti-fascisti. Dopo gli esordi come poeta, le esperienze di insegnamento che lo segnarono tra cui quella all’Istituto d’Arte ‘Juana Romani’ di Velletri che suscitò in lui una dura e sdegnata requisitoria nei confronti dei mancati adempimenti da parte dello Stato verso la scuola pubblica. A pochi chilometri da Velletri, intanto, cominciò a frequentare Ninfa e il giardino che oggi è uno dei più belli del mondo all’epoca prendeva forma sotto il mecenatismo di Marguerite Chapin e Lelia Caetani. Proprio grazie a Marguerite, Bassani divenne il cuore pulsante della rivista ‘Botteghe oscure’ intorno alla quale gravitavano decine di intellettuali, scrittori, poeti che avrebbero fatto la storia.
Nel 1956 arriva la prima grande consacrazione: le ‘Cinque storie ferraresi’ vincono il Premio Stega. Cinque racconti di rara bellezza, insidiosi, densi, carichi di tematiche storiche e sociali, con personaggi tutti da scoprire e contestualizzare. Per Bassani è l’inizio di un periodo d’oro: nel 1958 pubblica ‘Gli occhiali d’oro’, una storia meravigliosa ambientata fra le nebbie di una provincia bigotta e spietata. Nel 1962 quello che viene considerato, a torto o ragione, il capolavoro: il ‘Giardino dei Finzi-Contini’, sugli orrori della guerra e sulle consuetudini sradicate di una famiglia ebraica ferrarese che vive nell’illusione di potersi isolare dalle brutture esterne grazie alle alte mura di un monumentale e curato giardino.
Tutti questi scritti sono tasselli di quello che lo stesso autore concepisce, in futuro, come il ‘romanzo di Ferrara’. La città di Bassani è protagonista assoluta non solo dello scenario, ma anche della narrazione. Bassani, intanto, è attivissimo in vari campi: nella critica letteraria, nell’arte, nel mondo civile, nella politica. Fonda insieme ad altri intellettuali, nel 1955, ‘Italia Nostra’, a difesa del paese sacro con una serie di attività in favore dell’ambientalismo. Dal carattere forte, deciso, schivo, Giorgio Bassani darà alle stampe nel 1968 ‘L’airone’, una risposta ad una profonda crisi esistenziale, come confiderà a Manlio Cancogni in un’intervista.
Negli ultimi anni della sua vita molte sono le peripezie. Commovente il racconto della figlia Paola, che descrive alcune delle ultime visite fatte da suo padre pochi anni prima di morire, tra cui una a Ninfa e l’altra a Velletri in cerca del giardino e della scuola. Ninfa ispirò il ‘Giardino dei Finzi-Contini’, nella tranquillità dell’oasi pontina tratteggiò l’idea embrionale della storia di Micòl, Ermanno, e così via.
Ventuno anni dopo è inutile dover ribadire quale sia l’attualità bassaniana: lo dimostrano gli studi, le ricerche, le scoperte, le analisi critiche che possono essere tratte dalle sue opere.
‘Sia suggellato qui quel poco che il cuore ha saputo ricordare’.